Terapia del dolore PDPH

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Cefalea post puntura durale (PDPH)

La cefalea post punta durale (PDPH) è una conseguenza della puntura della dura madre, eseguita a scopo diagnostico o terapeutico,  oppure, se accidentale, è una complicanza dell’anestesia epidurale.  Si ritiene che sia causata dalla perdita di fluido cerebrospinale attraverso il foro della puntura della dura madre e, di conseguenza, da un ridotto livello di liquor nel cervello e nella colonna vertebrale. Si manifesta al massimo entro due giorni come mal di testa severo e disabilitante, tipicamente aumentato dal movimento e dalla posizione seduta o in piedi e alleviato in qualche misura dallo stare sdraiato.

Altre diagnosi

Meningite, trombosi del seno venoso cerebrale (CVST), ematoma o ascesso spinale, trombosi venosa cerebrale/corticale, ematoma subdurale intracranico, ipertensione intracranica benigna, emicrania e mal di testa da astensione di caffeina.

Incidenza

E’ riportata un’incidenza tra il 5 e il 30%. Ci sono alcuni fattori che sembrano aumentare il rischio di sviluppare cefalea post puntura durale: genere femminile, gravidanza, giovane età (20-40 anni) e storia di cefalea precedente alla puntura lombare.

Trattamento

L’assunzione di molti liquidi resta la terapia più diffusa per il trattamento della cefalea post-epidurale; sono state testate sostanze quali caffeina, cosintropina e sumatriptan. Tuttavia, la terapia conservativa è pressoché inefficace. Di conseguenza, una cefalea post-epidurale severa può richiede l’impiego di un “blood patch” epidurale. Una piccola quantità di sangue del soggetto viene iniettato nello spazio epidurale accanto alla sede della puntura originale; il coagulo di sangue che ne risulta farà da “cerotto” alla perdita di liquor. La procedura comporta i rischi tipici della puntura epidurale. È tuttavia efficace e solo raramente sono necessari ulteriori interventi.

Prevenzione

L’incidenza della cefalea post-epidurale è direttamente proporzionale al diametro dell’ago che penetra nella dura madre e alla geometria della punta dell’ago. Gli aghi smussati atraumatici come quelli con ‘punta a matita’ si sono dimostrati migliori rispetto a quelli a punta tagliente ('a punta Quincke’).